Convegno

Finanza di progetto



  • 31 marzo 2003
    9:00 - 18:00

Secondo una definizione largamente corrente il project financing consiste in un “finanziamento concesso ad una particolare unità economica, soggetto o gruppo, nel quale il finanziatore fa affidamento sui flussi di reddito di quell’unità come fonte di fondi per il rimborso di un prestito e sul patrimonio dell’unità come garanzia per lo stesso”. Costituisce pertanto una delle tante tecniche di finanziamento, nella quale il merito creditizio è valutato secondo il cash flow generato dalla redditività del progetto finanziato. Largamente diffuso in altri Paesi e da tempo invocato da noi, soprattutto per sopperire alle croniche carenze di finanziamento delle opere pubbliche, la legislazione più recente ha dato veste normativa all’istituto (art. 11, l. 415/1998, che ha introdotto gli art. 37 bis e ss. l. 109/1994), Si tratta di una disciplina oltremodo complessa, e anche molto criticata sia dagli operatori del settore che in sede di interpretazione giuridica, anche perché va a scontare le difficoltà derivanti dalla ridotta adattabilità del project financing alla natura del bene che si va a costruire (beni demaniali o beni del patrimonio indisponibile, come tali non sottoponibili a procedure esecutive e dunque non idonei a favorire garanzie immobiliari), dall’obbligo di osservare la normativa (di derivazione comunitaria) in tema di esecuzione di opere pubbliche e di prestazione di servizi, dalla rigida separazione, anche in attuazione delle direttive comunitarie, tra affidamento della progettazione e aggiudicazione della concessione. A ciò si aggiunge la ulteriore difficoltà nascente dal problematico coordinamento tra intraprese economiche, come tali condizionate da ima rigida tempistica (soprattutto perché la redditività è già differita, e pertanto non può essere differita oltre un certo limite), e i tempi delle procedure amministrative per l’approvazione di progetti, di varianti urbanistiche, di valutazioni di impatto ambientale etc.; e soprattutto quella della ontologica incompatibilità tra una iniziativa che si autofinanzia e le sopraggiunte esigenze di interesse pubblico, che possono giungere a modificare se non ad annullare l’iniziativa (perché ad es. non si ritiene più necessaria quella opera o si ritiene di eseguirla in maniera diversa o perché si riducono drasticamente le tariffe su cui era stata calcolata la redditività e disposto il finanziamento). In altre parole, mentre il project financing, nella sua forma più pura, presuppone una piena autonomia negoziale delle varie parti coinvolte (promotori, sponsor, enti «committenti», finanziatori, soggetto gestore etc.), quando il committente è un ente pubblico tale autonomia è per più versi condizionata e dalle procedure di evidenza pubblica che si devono seguire per individuare la controparte, e da tutti i requisiti contenutisfici, soggettivi e procedurali che sono posti dalla normativa sui contratti pubblici.

Il convegno intende fare il punto su1l’istituto, che tra l’altro è stato oggetto di recentissima e rilevanti modifiche, soprattutto con la l. 166/2002, che inoltre contiene ima disposizione di delega al Governo al line di agevolare, anche con opportune deroghe alle previsioni del codice civile in materia, il ñnanziamento delle società di progetto concessionarie o dei contraenti generali. Verranno pertanto añmntate, alla luce dell’esperienza sino ad oggi acquisita, le tematiche di fondo esaminando in particolare la disciplina del promotore di opere pubbliche (promotore-costruttore e promotore-puro), quella dei finanziatori, tra cui in primis le banche, la struttura e il ruolo della società di progetto, le opere realizzabili in project financing, le procedure di gara, i rapporti tra project financing e servizio pubblico, il general contractor, nonché la trama di relazioni contrattuali che viene ad essere tessuta intorno all’iniziativa.

Luogo

Palazzo Incontri

via dei Pucci 1

50122 Firenze

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